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Mystic Free Ride
 
Provata per voi: Scott Voltage FR20
di Giulio Guadalupi
Nelle giornate scorse abbiamo avuto l’onore provare in anteprima la nuova arma di casa Scott, la Voltage FR. Siamo riusciti a strappare un paio di pezzi prima dell’invio a Friedrischafen alla prova ufficiale aperta a tutti i giornalisti, e le abbiamo messe per bene alla frusta sulle piste di  Livigno, dove ringraziamo la Mottolino (http://www.mottolino.com/) per il supporto, e su percorsi prettamente freeride in Engadina.



Iniziamo con una analisi visiva del mezzo. La prima impressione che colpisce è la compatezza della bicicletta. Comparando le misure di interasse e distanza sella manubrio ci si rende conto invece che quest'ultime siano simili alla Gambler. In entrambe le misure disponibili S e L, invece lo slope della zona canotto è ridotto all’osso e, da questa caratteristica, si comprende il nome Voltage della linea di bici Da Dirt e Street.
Uscirà sul mercato con tre assemblaggi per tre fasce di prezzo molto competitive. Abbiamo in mano la versione intermedia, la FR 20. Il prezzo di vendita è super aggressivo, 1950 €. Alla scott però non hanno lesinato nella componentistica tutta di buon livello.  Analizzando le sospensioni, che poi sono il cuore di biciclette per questo utilizzo, troviamo la forcella Rock-Shox Domain, sincera e semplice nel suo rendimento e dietro un Fox Vanilla. A parer nostro un ottimo punto di inizio per poi eventualmente pimparla in un secondo tempo (come quella in foto con Rock Shox Totem e Hammerschmidt).
Personalmente il colore marrone del telaio non mi entusiasma, ma ci si salva invece con la versione inferiore FR 30 che è verde acido ( quello del modello 2009 Gambler fr 10)  ad un prezzo ancora più appettitoso di 1750€, mentre l’esclusiva FR 10 da circa 3400€ sarà grigia con componenti viola intenso e un montaggio per palati fini.




Andando più in là del mero aspetto estetico la geometria è semplice e promette bene, l’infulcro della ruota posteriore  è diretto e l’ammortizzatore è posto su una bielletta ben rinforzata. La bici viene consegnata con una impostazione di base di 165mm e 180mm di escursione posteriore, facilmente intercambiabili mediante la modifica del posizionamento del mono. Sostituendo la lunghezza del mono è possibile, grazie ad appositi adattatori di connessione,ridurre le opzioni di escursione a 135mm /160 mm per una configurazione Slopestyle e più reattiva.
Il canotto di sterzo da 1 e mezzo non ha la possibilità di regolare l’inclinazione come sulla Gambler ma risulta ben proporzionato.

Ora però è proprio l’ora di saltare in sella per le prime sensazioni. Prima tappa Livigno, le piste del Mottolino ci sembrano ideali per estrarre il lato più "aereo" delle Voltage. Qui di sponde e salti ce ne sono in abbondanza. La prima sensazione è di avere inforcato una BMX, le reazioni del mezzo sono fulminee. Sulle prime si rimane quasi impreparati a tanta reattività, pensi di curvarla e sei già oltre. E non che sia abituato ad un supercancello la Gambler montata a 190 già sa il fatto suo in manegevvolezza ma devo riparametrarmi in fretta.





Ecco che ci avviciniamo al primo doppio del percorso e con una bella pompata dell’anteriore e sono già di là. "Aspetta un attimo, qui vale la pena risalire e riprovare". Subito al secondo passagio la bici in volo è di traverso, tutto sembra più facile.
Si continua in percorrenza delle piste tracciate che in quella giornata erano un po’ bucate, la forcella di serie assorbe abbastanza bene, mentre il mono posteriore basico, qualche saltellino lo fa in staccata, ma anche qui entra in gioco la maneggevolezza, ed in un secondo si può cambiare traiettoria e mantenere la velocità.





Sulla parte finale del percorso c’è un po’ di legna, un bel wall ride lungo e via che corre sicura, qualche drop ed anche lì i 180mm del posteriore non ci danno problemi, anzi forse i 160mm della regolazione alternativa a volte potrebbero bastare. Per toglierci il dubbio ci fermiamo due brugole e 5 minuti e l’assetto della bici è cambiato. La bici diventa ancora più veloce nelle botte di pedale fuori dalla curva, e 160mm sulla pista pulita sembrano bastare.
Ma siamo esosi e dopo un paio di passaggi così torniamo alla escursione maggiore.
Ma mettiamola ora alla prova sulla traccia da DH, qui non dovrebbe essere il suo pane. Ed invece abbiamo una buona sorpresa, il bilanciamento generale del mezzo non ci mette in difficoltà sul tracciato della coppa del mondo

Altri due giorni ce li siamo spesi in single track dell’Engadina sopra St Moritz. La bici in questo utilizzo spinto di puro freeride ha messo in mostra molte delle sue qualità.



Fantastico il peso quando ci siamo trovati a pedalarla fino ai piedi del Piz Nair ad oltre 2500 mt, per ben 40 minuti. Non dico che la posizione in sella sia di una enduro e neanche la pedabilità, ma considerando il peso del mezzo finito e con la sella alzata a dovere non abbiamo sudato come altri mezzi definiti freeride. Fantastica invece nelle discese o falsopiano  guidati dove il percorso assolutamente naturale proponeva rocce in ordine sparso passaggi tecnici trialistici e zone con fondo sdrucciolevole. L’aspetto sempre in evidenza è la stabilità del mezzo a fronte di un peso e di una compattezza importanti.
Insomma a mio parere ho trovato il mezzo per le mie Megavalanche, gare appunto caratterizzate da percorsi molto variegati.



Insomma tirando le somme di questa Voltage Freeride direi che il target cercato da Scott, cioè di colmare il gap tra Ransom e Gambler, è stato centrato in pieno. Una bici che possa coprire dal Park Riding al freeride, anche spinto.
Un mezzo che soddisfa a mio parere l’utilizzo di molti riders. Che segue la tendenza di non utilizzare i cancelloni da Dh tutti i giorni ma una bici che possa soddisfare anche in brevi tratti pedalati e salti. Giocoso è probabilmente l’aggettivo che più si addice a questo mezzo.

Ultima osservazione io la monterei con un bel Hammerschmidt , che la fa pedalare ancora di più, anche perché è l’unico modo per avere una doppia davanti. Come il secondo modello che avevamo a disposizione già un po’ pimpato, subito messo alla frusta da Bruno BR1 Zanchi.


 
Ora a voi l’ardua sentenza.
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