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Mystic Free Ride
 
Xinjiang #2
di Francesca Lorusso

19 giugno 2010
 
I ragazzi sono vicino Turpan, attraversando il deserto e marciando ogni giorno dalle 9 del mattino alle 10:30 di sera. Quello che ci fanno sapere è che il caldo e la disidratazione sono pazzeschi.  

"Abbiamo volato verso Ulumuqi mercoledì e siamo stati in grazioso hotel 3 stelle in downtown. Visto che il museo (la cui attrazione principale era quel poco che rimane delle antiche città ad esclusione delle rovine oggi visibili) era chiuso sia mercoledì che giovedì, ci siamo incamminati in direzione TianChiHe verso l’una. Circa dopo un’ora, grazie ai bluff di navigazione di Simon, abbiamo lasciato la città per la nostra strada, attraverso dune del deserto, passaggi di mandrie di cammelli (che torturavano Ed) e finalmente abbiamo iniziato a scalare i 2000 m (5 ore) verso il lago. Il lago era veramente pittoresco (ancora non intaccato dalle fastidiose abitudini turistiche cinesi: rumore, gente che parla in continuazione etc.) Abbiamo passato la notte in una fantastica yurt decorata. Dura scalata, caldo che cuoce ma euforici ed esausti.”  



21 giugno 2010
Una cavalcata epica per i nostri 3 riders, una lunga scalata sul passo TianShan, il picco più alto sulla loro strada verso Turpan.  

"Ci sono voluti 2 giorni per arrivare là, il primo spingendo fin sopra i 1200m. Abbiamo fatto fuori il cibo il primo giorno, siamo riusciti a finire la salita e durante la notte siamo scesi(18ore). Sfortunatamente dopo la discesa abbiamo trovato un deserto sabbioso anzichè un oasi, e avendo dormito solo 3 ore sulle rocce e aver sopportato sulla pelle 46 gradi per il tragitto di 57 km verso Turpan,,, è stata dura. E tutto senza mangiare dal pranzo di sabato! La crew di Xinjiang è vicina a non sopravvivere alla missione trans-Tianshan. Abbiamo sofferto la disidratazione nel deserto (finita l’acqua) la fame (48 ore senza cibo), la stanchezza (18 ore di scalata) la fatica (pedalato 4 ore con 47 gradi), inclusa la nausea causata dall’altitudine…veramente duro scendere dall’altitudine del passo… Fortuna, bel tempo e determinazione dalla nostra parte… e ora siamo a Turpan!”  





24 giugno 2010

"Dopo 23 ore di treno attraverso gli alti passi e il deserto di Taklamakan siamo arrivati a Kashgyr. Dopo il cambio bici di Simon (la sua si è rotta sganciandosi sul treno), un taglio di capelli di Ed e rifornimenti per tutti, il piano è di beccarsi con Manu, JC e l’ amico di Kevin, Abul Hamel per guidarci fino al lago di Karakol sul lato cinese del Karakoram Highway. Da lì abbiamo pianificato 4 giorni per tornare verso Kashgyr esplorando il lago, le valli e scalando sulla nostra strada picchi di oltre 7000m…"  






27 giugno 2010
 
Ed AKA Doudou ci racconta di più sul loro incredibile viaggio attraverso le Tianshan montains…  

"Il piano era semplice… Dalla cittadina di Jimsar dovevamo pedalare verso Sud per 60km, attraversando il Tianshan pass oltre 3400 m e poi venir giù dall’altro lato trovando un villaggio dove dormire in un hotel. Il giorno dopo dovevamo continuare a scendere verso Turpan. Questo era il piano…
La giornata era cominciata abbastanza bene e abbiamo iniziato a scalare il Tianshan con calma. Il paesaggio era variegato con ampie pianure dove c’erano tombe sull’altro lato e le cime innevate che dovevamo scalare di fronte a noi. Dopo qualche ora di lenta ma inesorabile marcia ci siamo fermati in un piccolo villaggio per pranzo e per bere un paio di litri di liquidi ciascuno. Quello che non sapevo è che avevo mangiato solo metà del mio piatto di noodles …che sarebbe stato il mio ultimo vero pranzo delle successive 48 ore. Dopo pranzo abbiamo fatto un pisolino all’ombra presso un piccolo ruscello.
Tutto era perfettamente rilassante, la giusta temperatura, la sensazione di sazietà dopo un buon pranzo, mangiando un melone rinfrescato nel ruscello e pensando alla sfida che ci si poneva di fronte. Tutto era perfetto. Dopo la nostra siesta, siamo ripartiti e la strada iniziava salire, il terreno a diventare velocemente più alpino con verdi prati e pini.
Era proprio un gran giornata, il vento era piacevolmente fresco, la gente sorrideva e salutava. Fantastico! Poi la strada è diventata un sentiero scosceso con ancora 20 km alla cima e 2000m di dislivello da scalare. Ora, quello che avremmo dovuto fare era fermarci li e chiederci perchè la strada sulla nostra mappa fosse attualmente un sentiero roccioso usato da pastori, gente a cavallo e intrepidi ragazzi cinesi con le moto. Ma invece pensavamo “gran riding” e andavamo avanti. Sempre più su per la valle, passando foreste di pini, remote yurts, sempre con il fiume accanto. Abbiamo trovato alcune birre abbandonate sul sentiero e non appena stavamo andando li per prenderle e lasciare i soldi, il proprietario si è fatto vivo con la sua moto e ci ha dato una bottiglia ciascuno da bere insieme a lui. Dopo alcune ore così, abbiamo cominciato ad accorgerci che il passo non era proprio dietro l’angolo (e il fatto che l’altimetro di Enzo dava solo 2100 m di altitudine era un brutto segnale). Così dovevamo salire ancora 10 ore e sarebbe diventato buio presto. Ma nessun problema, avevamo ancora un po’ di cibo e abbiamo così deciso di accamparci in una piccola radura vicino al fiume, Enzo e Simon hanno preparato il fuoco e ci siamo seduti a consumare un pasto a base di sandwich al burro di noccioline, con il cielo stellato sulle nostre teste. La mattina successiva, dopo una fugace colazione sempre a base di sandwich con burro di noccioline, ci siamo messi subito in pista alla ricerca del passo. Dopo aver trovato un po’ di cibo nel più vicino villaggio ci siamo diretti verso Turpan.
Sfortunatamente - con le nostre bici da 30 kg con bagaglio- eravamo troppo pesanti per pedalare su un sentiero che era sempre troppo ripido o troppo roccioso da affrontare in bici. Le ore passavano, il sole scaldava sempre di più, e noi eravamo sempre troppo lenti, e in più avevamo mangiato tutto il nostro cibo.
Dopo un po’ siamo arrivati al punto che certamente era la cima solo per vedere che oltre c’era solo un enorme pendenza nel versante.   Abbiamo visto solo un’altra persona. Abbiamo lasciato gli alberi. Abbiamo passato la neve. Le rocce hanno lasciato spazio alla sabbia rendendo tutto ancora più difficile. L’aria era sempre più rarefatta e il respiro sempre più affannoso.
Io ero cotto dal sole, le labbra spaccate , piaghe in bocca, mal di testa, la vista sfuocata, vertigini, e l’unica cosa che mi faceva andare avanti era la certezza che era troppa la strada fatta per tornare indietro, la possibilità di trovare del cibo e la voglia della vetta. Gli altri non soffrivano certo meno di me. 6 ore e 40 minuti dopo arrivavamo sulla vetta del passo. Una vetta ricoperta di ghiaccio si stagliava di fronte a noi. Eravamo circondati da rocce nude e sabbia nera e il silenzio era totale.
Ma il tempo correva e avevamo bisogno di trovare cibo e scendere dalla montagna che aveva richiesto 17 ore per essere scalata, prima di affrontare i 100 km di deserto che ci separavano ancora da Turpan. Notammo che il lato sud della montagna era completamente differente: una distesa che sembrava infinita di rocce al sole. Eravamo costretti ad andare ancora avanti e il sentiero continuava a seguire il fiume, sempre ricoperto di rocce.
La borsa di Enzo era vuota, Simon ha fatto la prima delle sue forature. Il tempo correva e l’altitudine decresceva con difficoltà. Verso sera abbiamo scorto una pianta e il tracciato è diventato nuovamente pedalabile, abbiamo passato una yurt con 5 pastori dentro.
E poi sempre giù per la valle, fermandosi solo per spingere sulle rocce in riva al fiume o per riattaccare la borsa di Enzo che magicamente si staccava da sola. Il sole stava scendendo ed era chiaro che vicino non c’erano abitazioni. Il panorama si era fatto enorme con molte valli che convergevano nella nostra e a distanza abbiamo avvistato un invitante segno: un parcheggio di camion. Camion significano strade o perlomeno sterrati guidabili e cioè più velocità nei nostri spostamenti. Sfortunatamente si trattava di una strada di ghiaia. Così abbiamo affrontato la nostra strada con la borsa di Enzo distrutta e le difficoltà di Simon.   Eravamo in pista ormai da 11 ore, guidavamo con la sola luce della luna, fermandoci quasi ogni km per gonfiare la gomma di Simon. Non volevamo fermarci in quella valle senza acqua, cibo e senza un punto dove poter piantare la tenda in mezzo alle rocce. Così spingevamo ancora avanti alla luce delle torce quando la luna veniva a mancare. Verso le 3 del mattino la strada ha preso una brutta piega: iniziava a salire. Demoralizzati e senza un’idea di dove fossimo, alle 4 ci siamo levati dalla strada e ci siamo infilati nei sacchi a pelo senza neanche montare le tende. Ci siamo addormentati immediatamente, nonostante Simon avesse appena trovato un ragno gigante Tre ore dopo il sole era sorto ed era tempo di andare avanti. Fortunatamente le cose hanno iniziato a girare nel verso giusto. Subito dopo il primo angolo, la strada di ghiaia è diventata di asfalto. Dopo un ora abbiamo incontrato un ruscello e abbiamo potuto riempire le nostre borracce che erano rimaste vuote per 7-8 ore. Dopo altre 2 ore eravamo nel deserto e seguendo la strada ci siamo fermati in una stazione di servizio dove abbiamo provato a riempirci finalmente lo stomaco di cibo. Curiosamente nessuno è riuscito a mangiare granchè, e ancora più curiosamente eravamo discesi dalla montagna da un sentiero che non sembrava segnato sulla mappa… e ora eravamo a soli 50km da Turpan! Sfortunatamente non riuscivamo a far rimanere gonfia la gomma di Simon perchè era troppo caldo per far seccare la colla. Siamo stati quasi un’ora seduti nello spiazzo a maneggiare una camera d’aria che non voleva rimanere gonfia, e con quella fuori uso, giù per una strada deserta con 47 gradi a 55-60 km/h… era molto dura.
Poi dopo diverse altre fermate tra panorami surreali e molteplici magie richieste dalla gomma di Simon, siamo finalmente arrivati a Turpan… quasi 20 ore dopo aver lasciato la vetta!    

Continua……            
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