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Mystic Free Ride
 
XINJIANG #3
di Francesca Lorusso

Quello che avevamo programmato di fare in un giorno ne aveva richiesti 3 e quello che avremmo voluto fare nella seconda giornata…. solo poche ore.
Esausti, 24 ore senza cibo (a proposito Simon ha scoperto di avere ancora una busta di noci e uvetta in un angolo della borsa) e 48 ore con solo qualche snack, spingendo quasi sempre a tutta.
Se solo una cosa fosse andata storta saremmo stati bloccati in una zona senza nessuno per prestare aiuto, senza segnale telefonico, senza cibo e senza nemmeno sapere dove eravamo.
Questi giorni ci anno portato ai nostri limiti fisici ed anche mentali ma possiamo dire di aver sempre voluto arrivare, ce l’abbiamo fatta ed ora portiamo dentro di noi il ricordo di un’avventura indimenticabile.




A Turpan facciamo una sosta più breve del previsto, comunque visitati i resti dell’antica Jiao He, i Kerez (antichi canali di irrigazione scavati a mano per evitare l’evaporazione delle acque e rendere possibili le coltivazioni nelle oasi), la Grape valley i mercati e le strade ricoperte da filari d’uva di Turpan. Ci imbarchiamo per una traversata di 24 ore dello Xinjiang verso Kashgar.
Affitiamo un pick up per il tragitto di 60 Km alla stazione. Durante il viaggio incrociamo un ciclista norvegese incontrato un giorno prima alle rovine aveva in programma di raggiungere anche lui Kashgar in due settimane attraverso il deserto e poi proseguire verso il Pakistan.
Quando lo abbiamo passato (aveva percorso ca. 10 Km in 3 ore) un colpo di vento (lo stesso che ci aveva spinto alle spalle a 60 all’ora ma che ora soffiava contrario) quasi lo ribalta e lo costringe a fermarsi. Il treno è stata decisamente la giusta decisione.





La fedele citybike di Simon che era sopravvissuta ad un mese di viaggio nel sud Cina, a gare di MTB e Cyclo – X , ad alcune DH e naturalmente la traversata delle Bogda mountains non ha soppravvissuto il treno, (rottura del dell’inserto deragliatore posteriore introvabile) così il primo compito è trovare una bici nuova.
Acquistiamo una Giuant da 1.800 RMB che completiamo con i componenti ancora buoni della gloriosa Merida e ci facciamo trasportare al lago Karakul su un altro pick up. Il lago si trova a ca. 200 Km. Da Kashgar a 3.600 mt.
Di altezza e dopo l’esperienza dei giorni precedenti nessuno aveva vogli di fare tutta la strada in bici. Abbiamo trovato alloggio vicino al lago in un villaggio Kigyzo e trascorso due giorni esplorando i dintorni, acquistando cappelli di marmotta ed altri prodotti locali, incontrando smarelli amichevoli e cercando nuovi trail in bici.
Mentre provavavamo ad acclimatarci all’altitudine, a pane stantio, al tea salato con latte di Yak e alla nostra residenza da ghetto, siamo riusciti a fare un’uscita esplorativa fuori dal villaggio di mattoni e fango in cui ci trovavamo.
Con Enzo a scandire il passo in salita in un paio d’ore attraversando uno scenario grandioso saliamo a una quota superiore ai 4.000 (forse è un po’ di meno di quanto siamo saliti l’hanno scorso in Sichuan, ma qui non è asfalto) decisamente affaticati ma eccitati dal fatto di muoverci con biciclette senza bagagli (anche se le slick di Enzo e le 29” di Simon non proprio si adattano al terreno) pecorriamo dei single track molto divertenti troneggiati dal Mutzag Ata ed altri picchi oltre i 7.000.
 



Un paio d’ore più tardi ci troviamo in un piccolo alpeggio consistente in tre di costruzioni Kirgize con una famiglia che si prende cura del bestiame. Non vogliamo avventurarci oltre e quindi ci godiamo una pausa sulla piccola macchia di prato.
Con un certo divertimento (di Enzo e Simon almeno) il somarello sembra gradire la vista dell’abbigliamento in lycra e del torso nudo di Ed.
Fortunatamente per Ed quello che accade durante il tour resta all’interno del tour, quindi non vogliamo divilgare ulteriori informazioni, ma potrete sempre chiedere direttamente a Ed la sua versione (o … al somarello). Le foto dicono più delle parole.



160 Km di discesa e 40 di pianura sembrano annunciare una giornata facile, ma le cose non sono esattamente così quando si fa del ciclismo turistico, la combinazione del peso sulla ruota postereiore ed un buon vento frontale ci costringono a pedalare per non fermarci anche in discesa, profondamente ingiusto!
Comunque lo sforzo fisico è compensato dallo spettacole che si apre ad ogni curva, il fiume che scorre dal lago riceve affluenti da ogni valle dove si ergono alti monti coperti di neve e ben presto diventa impetuoso in grado di trascinare rocce enormi poi si allarga e si calma per alimentare una rete infinita di canali d’irrigazione che rende possibile agricoltura e coltivaziuone dei frutteti nel piano attorno a Kashgar.
Decidiamo di campeggiare un’ultima volta prima di arrivare all’ostello a Kashgar e ci fermiamo in una piccola macchia di alberi presso quello che una volta era un impianto idroelettrico ma dove ora vive solo una famiglia con tanto di polli e capre (che ci fanno visita). Siamo arrivati per tempo questa volta così abbiamo tempo per sistemare tende e stenderci a godere del fresco e respirare di nuovo normalmente (essendo scesi di quasi 2.000 mt.).


Il preservativo generosamente messo a disposizione da Topeak (Si va beh è una tenda ma guardate le pics per capire il motivo) è l’ideale per questo genere di campeggio col bel tempo. Il preservativo è tenuto insieme dalla ruota anteriore della bici, niente struttura metallica quindi leggera per il trasporto ma ogni volta che dobbiamo uscire a cena al villaggio vicino si deve smontare casa.


Il giorno seguente scendiamo velocemente perché il vento al mattino soffia a favore, così decidiamo di prendere strade secondarie per arrivare a Kashgar (o Kashi in Uigur).
Attraversiamo una zona che non ha nulla a vedere con la Cina piena di fattorie con costrizioni di mattoni e fango, frutteti, campi coltivati canali d’acqua e pioppi ovunque. Strade senza traffico se non agli incroci di qualche paesino, dove ci vermiamo per consumare una bibita di yogurt e ghiaccio. Un’area rilassante e ideale da fare in bici. Ideale fin tanto che incidentalmente non finiate un una “restricted Area” e magari cercate di mangiare qualcosa dando il tempo agli informatori di informare gli agenti e di venirvi a cercare.
Niente di grave, dopo aver fotocopiato i passaporti e controllato che non avessimo fatto fotografie ci lasciano andare, da qui è relativamente breve fino a Kashgar, attraversiamo il mercato del bestiame dove centinaia di carretti con somarello sono parcheggiati come da noi auto alla città mercato.




Scegliamo il nostro albergo in base alle dimensioni del frigo ed alla scorta di birra fresca.
Il Caldo la mancanza di confort, 12 giorni di viaggio con notti a di poco scomode e con poco sonno, vivendo solo con quanto ci portiamo nelle borse, cibo non sempre adeguato, l’altitudine e non ultimo il fatto di essere costantemente in compagnia di un Italiano, un Kiwi ed un Pom (British) fanno si che fossimo abbastanza stanchi e contenti di ritrovarci a Kashgar per la seconda volta.
Negli ultimi giorni nessuno di noi aveva prestato occhio al calendario o alla data, quindi ci samo trovati a Kashgar un giorno prima del previsto.
Comprensibile il sorriso di compatimento della reception dell’ostello ed anche della ragazza di Simon al telefono quando abbiamo cercato di convincerli che fosse già lunedì mentre era domenica (ora si spiega anche il percè del mercato del bestiame).
Con due giorni da spendere nelle nostre magliette del Specialized Riders club (opportunamente lavate per cercare di toglere l’odore di capra stagnante nelle nostre borse) decidiamo di stare nei pressi della città e di usare l’ostello come base per le nosre puntate nei dintorni senza l’impiccio dei bagli montrati sulle bici, la scelta è azzeccarta.
Molto spesso chi affronta lunghe distanze in bici è più focalizzato sull’andare da A a B che su quello che c’è da vedere magari a poca distanza dalla propria rotta e così facendo si perdono una parte importante dei luoghi che attraversano. Secondo le nostre, poco affidabili, mappe (o forse si tratta della nostra incapacità di leggerle) le “three immortal cave” dovrebbero trovarsi a 35 nE dalla città.



Decidiamo di raggiungere questa destinazione più per il piacere del viaggio in bici che per la prospettiva di visitare qualche grotta umida e scura magari con qualche pipistrello tra le dune del deserto. In effetti non troveremo mai le grotte e più tardi qualcuno ci dice che sono crollate e le hanno cihuse da tempo (dopo la stampa della nostra mappa evidentemente).
Comunque scopriamo un fantastico angolo rurale dello Xinjang con verdi frutteti di albicocche e nectarine (che abbiamo
abbondantemente testato), e con agricoltori intenti alla mietitura con sistemi dimenticati.
Più avanti scopriamo un bacino d’acqua dolce tra le rocce spoglie, l’ideale per una nuotata in un ambiente lunare con rocce e terreno che si presta ai giochi in bici dei ragazzi (Ed e Simon).
Dopo aver scorrazzato per un ora stanchi ed affamati abbiamo depredato nuovamente il frutteto e passando attraverso i resti di un cimitero rientriamo in città.




Durante l’ultimo giorno a Kashgar Siman è colpito per la seconda volta durante il viaggio da quella che lui chiama “Green apple splatters” alla lettera "schizzi di mela verde".... sarà una certa mancanza di igiene, il caldo, il fegato non troppo cotto mangiato ieri, o lo yogurt e ghiaccio non proprio sterilizzati o debolezza di carattere …
Merita menzione il fatto che Enzo faccia menzione di una toelette style occidentale nell’albergo solo quando ormai era quasi tutto passato.





Così tra brevi uscite e veloci rientri all’ostello per … recuperare abbiamo speso l’ultima giornata per esplorare la parte vecchia della città, con i sui vicoli, il mercato e cementare una (interessata?) amicizia con Ashmed venditore di tappeti, a seminare venditori ambulanti, rifoderare i nostri stomachi con delicatezze culinarie della cucina locale (capra o agnello o castrato o pecora).
Durante il tezo giro alla città vecchia ci dileguiamo tra i vicoli in bici per evitare di pagare l’astronomica somma di 8 RMB (1 €). Ancora qualche giro tra le costruzioni di mattoni di fango arse dal sole ed una visita all moschea ed il nostro viaggi si conclude, si fanno i bagagli e ci si prepara per il ritorno.

Un viaggio indimenticabile ricco di emozioni che devono ancora sedimentare correttamente. Sono state solo due settimane, ma dopo queste esperienze tutti e tre rientriamo a Shanghai come se fossimo stati via qualche mese.



Abbiamo cementato la nostra amicizia e (anche se ora prenderemo una pausa e non ci vedremo per un po’) quest’esperienza vissuta insieme resterà dentro di noi nel baglio delle cose buone.
Ringraziamo Specialized (e Mysticfreeride) per aver ospitato la nostra storia e le nostre foto sul web.
Ringraziamo anche Topeak per il supporto ed i prodotti test.
Se qualcuno fosse interessato ad avere informazioni di viaggio o sulla logistica riguardanti lo Xinjiang o qualsiasi informazione rigiuardante long distance cycling in Cina siamo a diposizione per condividere le nostre informazioni.

C’è già qualche altro progetto in cantiere ma se ne parlerà più avanti…..  


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