Il comunicato stampa che ricevo il venerdì mattina non lascia presagire nulla di buono. La gara è posticipata a domenica 31 Gennaio, ultimo giorno disponibile come weather day. Il week end precedente, ricordo, è stata annullata la tappa di Sochi. Sembra, insomma, che quest’anno il FWT non abbia ancora trovato la sua buona stella.
Durante il mio viaggio per raggiungere la località francese di Chamonix mi domando quali potessero essere i motivi per posticipare la gara; sopra di me un cielo terso e, lungo tutto il viaggio, trovo cime imbiancante. Appena attraversato il Monte bianco, realizzo! In territorio francese mi accoglie una nevicata che persiste da due giorni, la visibilità è scarsa ed il pericolo di valanghe è al massimo livello. Tuttavia le previsioni per la domenica sono ottime: sole e temperature in calo verticale, quale notizia migliore dopo due giorni di nevicate e 40 centimetri Di neve fresca?
Durante il rider’s meeting del sabato sera, in un piccolissimo bar del centro di Chamonix, incontro gli atleti iscritti. Rimango impressionato. Tutti, ma proprio tutti i migliori freerider del mondo sono riuniti in venti metri quadrati. Fra di loro qualche nuova promessa e alcune Wild card inaspettate fra cui spicca il nome di Candide Thovex, da anni punto di riferimento del movimento freestyle francese e mondiale che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo dei nuovi materiali e delle nuove tendenze dello sci moderno. La sua presenza fa da contr’altare a quella di Seb Michaud, vera leggenda del freeride, famoso per i suoi Back flip enormi e per la sua velocità di discesa.
L’organizzazione, diretta da Nicolas Hales Wood, è pressoché perfetta e durante il briefing le guide locali enfatizzano in modo quasi ridondante l’importanza della sicurezza. Le guide di Chamonix hanno bombardato la parete prescelta con ben undici bombe durante tutta la giornata del sabato; vengono ridotti da due a tre gli start gate e, per ognuno di essi, sono previsti due apri pista che tutti i rider potranno osservare prima di risalire al punto di partenza.
La parete scelta è la pente de l’hotel. Il versante è a sud, sud est e, anche per questo, soggetto a valanghe a repentine trasformazioni del manto nevoso. Tuttavia la posizione è strategica. Praticamente la parete si vede da ogni punto della vallata e, anche la posizione dei giudici è perfetta. D’altra parte il lavoro certosino delle guide garantisce massima sicurezza. Alle 8.30 del mattino i riders cominciano a salire, li aspetta una buona ora di risalita con gli sci a spalla, in massima pendenza, in quaranta centimetri di neve fresca: un buon riscaldamento. Nonostante le condizioni della neve sembrino perfette gli atleti sono ben consapevoli di cosa, in realtà li aspetta. L’esposizione della parete e l’opera di bonifica hanno lasciato un terreno non semplice. Il manto di neve appena caduto è infatti sceso a valle sui tratti più ripidi, e, quello rimasto, è leggerissimo e non sufficiente a far “galleggiare” i fat ski di cui tutti sono dotati.
Alle 10.30 lo start. In partenza, a 2300 mt slm, tira un po’ di vento, la temperatura è di -15° C e la neve crostosa, tutto questo potrebbe apparire come un problema! Non è così il primo rider a scendere Julien Lopez mette subito in chiaro come sarà la gara: due drop da oltre quindici metri, una linea iper aggressiva ed un controllo totale. Il pubblico rimane senza parole. Il livello è altissimo, soprattutto per gli skiers. Le linee scelte sono davvero impressionanti e la velocità con cui viene affrontata la parete elevatissima. Accanto a me i commenti sono perlopiù rivolti all’effettiva capacità di intendere di chi sta scendendo, ma il controllo è totale e anche quando sembra non ci sia una via d’uscita, l’atleta non rallenta e, mantiene, senza indugio velocità e linea.
Nonostante sia completamente congelato seguo con attenzione tutta la gara. Osservo con attenzione anche le ragazze che scendono per ultime, dopo i 37 partecipanti uomini. La parete è tutta tracciata, il vento, nel frattempo, è aumentato e loro, le gentili donzelle, aspettano da oltre un’ora in cima alla montagna. Tutto questo non sembra averle condizionate molto. Le ragazze, con gli sci ai piedi sono aggressive, veloci e “droppano” senza indugio barre da dieci metri.
Le mie considerazioni finali riguardano la perfetta macchina organizzativa e il livello, elevatissimo,da un lato, della sicurezza e, dall’altro della competizione. Questi elementi non lasciano dubbi. La disciplina è iper professionale, gli atleti in gara, nonostante il clima di amicizia che si respira fra di loro, sono metodici, attenti e si muovono con grande rispetto nei confronti della montagna. Tutte le case produttrici di sci si sono, ormai da anni, mosse in questa direzione e hanno ampliato la propria gamma. Nuovi brand sono nati e un nuovo impulso è stato dato al mercato dell’accessorio, necessario!!, d’alta montagna. In Italia, purtroppo, le località le politiche di investimento sono ancora alla preistoria. L’unica tappa italiana del Tour, il NISSAN Mysticxperience, che si svolgerà a Gressoney il 18 febbraio 2010, ha una percentuale di iscritti italiani irrisoria, nonostante le iscrizioni siano, ormai, ben al di sopra dei duecento partecipanti. I nostri cugini francesi, come al solito, ci hanno surclassato. Candide Thovex, solo per fare un esempio, dapprima ha scritto le pagine del freestyle mondiale e ora, proprio a Chamonix, si è permesso di vincere anche una tappa del freeride world tour. Di italiani?? Purtroppo, neanche l’ombra…